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L'urlo della piazza contro il TTIP

par Karl Drehimar

7 maggio 2016

   Lo sconvolgimento climatico lo respiri fin da quando esci dalla metro su piazza della Repubblica, il suolo bagnato lascia intuire uno scroscio di recentissima caduta, però fa un caldo che quasi si schiatta, ma improvvisamente si alza un vento che lasciamo perdere, e quindi il cielo si fa velato e poi terso e poi nuvoloso e poi di nuovo blu, e alla fine dici ma in quale diavolo di stagione siamo? Anche queste piccole certezze ci tolgono? E no!, se qualcuno pensa di devastare ulteriormente l’equilibrio meteorologico per bassi fini commerciali, dovrà fare i conti con la rabbia dei popoli di mezzo mondo. Ed eccoci qua! Uno, due, tre quattro…. e già per trovare il quinto devi ruotare lo sguardo a centottanta gradi. E va bene, il popolo anti TTIP sarà pure striminzito, ma certamente è molto rumoroso. Infatti fin dall’inizio (un inizio molto lungo) pare di essere entrati in una discoteca, con un sottofondo di bassi sparati a superpalla che ripetono sempre lo stesso devastante riff aiutato – se ce ne fosse bisogno – da una cassa che ti sferra cazzotti nello stomaco a quartine, e che probabilmente li sente anche Mattarella dal Quirinale, magari costretto a interrompere una delle sue 23 ore di sonno istituzionale quotidiano. Poi però ti sembra di stare anche allo stadio, c’è uno con una trombetta che ti spacca i canali auricolari e non si ferma mai, mai, mai, mai!, e pensi a Totò e a dove suggeriva di infilare la trombetta del padre dell’onorevole Cosimo. Magari un corso rapido sui danni da inquinamento acustico aiuterebbe i paladini dell’ambiente a dare un più ampio respiro alla loro protesta. Ma tant’è, si parte, destinazione San Giovanni. Si parte… si fa per dire, sembra di stare sul Roma Viterbo, il corteo parte, fa diciotto metri e si ferma dieci minuti, esattamente come il Roma-Viterbo, impressionante! E non si capisce perché dato che non c’è una gran ressa, poi riparte, fa altri diciotto metri e si ferma altri dieci minuti, e così per ripetute volte. Come sono lontani i tempi in cui un corteo partiva sparato come il Tgv e in venti secondi era già a piazza Venezia sotto un diluvio di lacrimogeni. Invece qui bisogna aspettare le 15 e 30 e anche qualche cosa in più perché la fiumana di gente (trentamila secondo gli organizzatori, trenta e basta secondo la questura) prenda a muoversi definitivamente al ritmo di passeggiata sul lungomare di Lavinio. Lo slogan più urlato è, per quello che il tump tump da discoteca permette di sentire, “Padroni del mondo!”, ovvero ciò che dovremmo tornare ad essere se riuscissimo a stracciare questo benedetto/maledetto TTIP, o almeno a renderlo inefficace in tutte quelle parti che vanno a minacciare prepotentemente la nostra salute. Stando alle dimensioni della protesta, sarà una battaglia davvero dura. E comunque, dati i tempi che corrono, già è molto che qualcuno riesca ogni tanto a tirare su il naso dallo smartphone, riavviare le sinapsi e sbraitare con una certa determinazione rivendicando qualche straccio di diritto. Tempo due ore il corteo arriva a destinazione, un po’ di musica poi tutti a casa. Il TTIP può dormire sonni tranquilli

                                                                                                                    Karl  Drehimar

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una nuova testata giornalistica

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15 luglio 2014

con l'arrivo della Santanché il giornale cambia stile

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progetti di riforma

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febbraio 2015

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La moltiplicazione dei pontefici avviata da Francesco (pare che ormai crescano a ritmo esponenziale, e che entro la fine dell'anno solo a Roma ci saranno più papi che zanzare) rende possibile un controllo capillare del territorio e una diffusione della preghiera con metodi più convincenti e più sbrigativi di quelli dei testimoni di Geova

PRONTUARIO DI MUSICA PAP

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nuovi orientamenti della giurisprudenza

   Chi compie un reato, di qualsiasi tipo, non deve subire pene eccessivamente dure, perché la pena non deve essere una vendetta. Egli invece deve essere civilmente guidato in un percorso di rieducazione e reinserimento nella società, e anche con molto tatto e sensibilità in modo tale da non fargli sentire eccessivamente il peso dell’atto compiuto. Se una gigantesca frode fiscale può essere scontata con quattro ore di briscola all’interno di un centro anziani e un paio d’ore di barzellette sul catetere e i pannoloni, è giusto che anche sugli altri reati  siano applicate pene che non siano eccessivamente dure. Il successo del felice esperimento Berlusconi apre la strada a varie ipotesi su come dovrebbero essere perseguiti altri reati. Una commissione di esperti ne ha già messe a punto un paio per i reati più comuni, che qui sotto elenchiamo.
Furto in appartamento: sei anni di reclusione, dei quali cinque scontati usufruendo della Criminal Card, undici mesi abbonati per decorrenza dei termini (di non si sa che cosa, ma comunque in qualunque contesto ci sono sempre dei termini di decorrenza, quindi si possono applicare a occhi chiusi), 29 giorni di bonus per pietà cristiana. Rimane da scontare un giorno, con una rigorosa ripartizione oraria della pena: quattro ore in un bar a preparare caffè per anziani, quattro ore di relax nella zona slot machine, quattro ore nello stesso bar a giocare a biliardo con un vecchio di età non inferiore ai 95 anni
Rapina semplice: sette anni, dei quali sei depennati per un vizio di forma (ad esempio il cancelliere che nel redigere la sentenza scrive “condanna” con una sola “n” rende inapplicabile la pena nella sua totalità), undici mesi abbonati come risarcimento  per l’eventuale esiguità del bottino (in caso di rapina fallita l’assoluzione è piena e accompagnata da una lettera di scuse all’imputato). Il mese rimanente va scontato al confino in un’isola a scelta (in un periodo scelto dal detenuto, possibilmente primevarile/estivo) tra Capri, La Maddalena, l’isola del Giglio (ombrellone, sdraio, materassini e bibite sono a carico dello Stato), con l’obbligo di prendere il sole almeno due ore al giorno.
Rapina a mano armata: dodici anni di reclusione, dai quali detrarre due anni per spese di produzione del bottino: acquisto armi, furgoncino, carburante, cachet del palo, pasticche per la gola (*). Intervengono poi le attenuanti che vanno così calcolate: tre anni vengono detratti per eccessiva sfortuna quando il colpo fallisce, cinque anni per malfunzionamento dell’arma, che avviene quasi sempre, un anno nel caso i rapinatori abbiano dato il preavviso di 48 ore, come previsto dal codice di autoregolamentazione delle rapine, undici mesi vanno condonati con la formula “Amnesty Soon”, un bonus applicato a tutti gli imputati in regola con i versamenti contributivi alla Cassa di Previdenza del Malvivente. L’ultimo mese, sul quale la legge è severissima e non ammette sconti di nessun tipo, deve essere scontato all’interno di un supermercato espletando varie mansioni, tra cui controllare gli scontrini fiscali, rimettere negli scaffali la merce che cade e (facoltativo) toccare il culo alle commesse.
Omicidio: questo tipo di reato (che peraltro definire reato appare ormai del tutto fuorviante) è in via di depenalizzazione, per il semplice fatto che la moderna giurisprudenza è orientata a dirottare la responsabilità piena sulla vittima. L’individuo che viene accoltellato o abbattuto a fucilate, in sostanza, pecca di negligenza e di strafottenza in quanto è lui stesso che con il suo comportamento favorisce l’esito fatale dell’atto compiuto dall’omicida, ponendosi con disinvolta incoscienza sulla traiettoria del coltello o del proiettile. Pertanto dovrebbe essere egli stesso a subire una severa condanna. Non potendosi agire in quanto deceduto, è però possibile riequilibrare la situazione con una sorta di anticondanna dell’autore dell’omicidio, che potrà essere risarcito della mancata punizione della sedicente vittima scegliendo fra infinite opzioni, che vanno da un premio in denaro non inferiore ai dieci milioni di euro a una vacanza di un anno a Honolulu.

(*) occorre ricordare che le malattie professionali più diffuse tra i rapinatori riguardano le corde vocali, spesso danneggiate seriamente dalla vigorosa declamazione della formula di rito "Fermi tutti, questa è una rapina!". Le pasticche che potrebbero prevenire o comunque alleviare tali disturbi (il Rapinol in particolare) sono molto costose e non sono dispensate dal servizio sanitario

osservatorio sull'occupazione

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